diario

On 12 febbraio 2013 by daniela lot

7 gennaio 1977

 

ORGANIZZAZIONE

 

  • Parecchi iscritti ma disgregati. Coinvolgere i compagni.
  • Ricercare un modo per aggregare maggiormente i giovani.
  • I compagni del partito sono impegnati con la giunta quindi si presenta il problema di creare nuovi quadri. L’attività attualmente è ristretta, bisogna creare nuove sezioni, nuovi direttivi.
  • Ora è il momento di coinvolgere gente per avere un rapporto con la base. Politica di apertura. La FGCI è una organizzazione debole, bisogna andare ad una apertura coinvolgendo nuovi giovani, prepararli politicamente. Il partito non è attivo, si fa sentire solo sotto campagna elettorale, quindi è importante, necessario, aprirsi.
  • Creare delle sezioni in vari punti strategici.
  • Uscire dal ghetto in cui ci troviamo.
  • Il partito non si interessa dei problemi dei giovani, c’è un distacco. Fare delle iniziative culturali, dei dibattiti per i quartieri presentando la linea del partito. Attualmente la FGCI non è in grado di diventare una organizzazione di massa. Avere della gente che fa politica nei vari settori.
  • Dare gli strumenti ai giovani per fare politica.
  • Politica di immobilismo del PCI.

2 gennaio 1977

 

APPUNTI PER IL CONGRESSO PCI

 

  • Questione della mancanza di dibattiti
  • Sostegno al governo non senza condizioni
  • Immobilismo è collegato al dibattito interno e scollamento con la base non è una situazione favorevole. L’aspetto negativo non è l’astensione ma il modo in cui è stata presa
  • È necessaria una ripresa dell’iniziativa politica
  • Sacrifici non farli pesare sui lavoratori, ma che servano veramente per un diverso sviluppo economico
  • Cambiamento direzione livello provinciale
  • Arretratezza del dibattito sui nuovi valori sul nuovo modello di via
  • Le commissioni che non funzionano

26 febbraio 1977

 

RIUNIONE C.F. TV

 

S. Mora:

  • scelta di rimanere all’interno del movimento o farsi promotore del movimento di lotta. Articolando in modo nuovo, più vasto la nostra proposta.
  • Unione col movimento operaio dei giovani come momento essenziale della lotta.
  • Azione all’interno delle scuole ma anche nel campo del precario sulla disoccupazione intellettuale.
  • Farci noi promotori di una lotta di movimento nelle scuole, fra i giovani.
  • Organizzazione.
  • Livelli zonali di azione politica della FGCI
  • Costruzione di un gruppo dirigente politico nella federazione e approntare strumenti operativi di azione politica.
  • I comunisti vanno a una azione prioritaria verso la gioventù.

 

Zeno:

  • alzare l’età di iscrizione al partito.
  • Mantenimento giovani operai nella FGCI
  • Superamento del nucleo dirigente FGCI e cercare di lasciare trasformare l’autonomia in autonomismo anche dei materiali.
  • Limite: attività di trincea, di difesa arrivando alla conclusione aberrante del momento di pausa, ritiro e meditazione.
  • Quindi hanno esaurito la loro presenza possono passare al partito e lasciare spazio ad altri.
  • LA MORTE DI UNA MOSCA (Claudio Lolli)

 

Oggi è morta una mosca dopo aver volato tanti anni da sola bassa bassa sul prato

Un prato non è mai abbastanza grande perché una mosca ci si perda

 

Ritrova sempre il suo cespuglio

Il suo dolce odore di merce

Le mosche procurano noia se volano a schiera

Da sole non danno fastidio si schiacciano dentro due dita

Oggi è morta una mosca digrignando gli ultimi denti subendosi l’ultima beffa

La morte appartiene ai potenti

 

Oggi è morta una mosca

O mio dio che sfacelo ronzare noiosamente tanto lontano dal cielo

 

Oggi è morta una mosca

Crack l’ultimo colpi di ali

Fortuna che noi siamo uomini

Fortuna che siamo immortali

 

Oggi è morta una mosca curiamola nel suo alveare

Insieme a tutte le altre, onoriamola con un piccolo altare

Amen però non si perde il senso degli ultimi istanti alle mosche rimane la merda

Il cielo appartiene ai potenti

Bozza intervento al congresso CGIL del M.d.s.

 

  • Ringraziamento per l’invito
  • Si spera sia l’occasione per un rapporto più duraturo
  • Il rapporto col movimento operaio è necessario da parte nostra
  • Ma sempre nel rispetto della reciproca autonomia anche per apporti maggiori nella elaborazione di una strategia comune
  • Esame dei lavori di Roma e Bologna: condanna della pura violenza anche se vogliamo andare al di là dell’esame della situazione
  • Chi paga maggiormente la crisi? Anche gli studenti
  • Il sindacato deve prendersi carico anche dei non operai
  • Bisogna cogliere l’elemento rivoluzionario che sta dietro la protesta giovanile: si contestano l’insieme dei valori borghesi
  • Si contesta l’organizzazione della società
  • Si contesta l’organizzazione del lavoro (il problema non è solo quello dell’occupazione)
  • La grande richiesta del movimento dei giovani è per una vita diversa in cui siano protagonisti, in cui si viva veramente
  • Il sindacato deve intervenire su questo che è un problema di organizzazione generale della società e già si inizia quando chiede di partecipare alla gestione delle fabbriche e degli investimenti
  • Tenendo conto di questi problemi è necessario andare ad affrontare e risolvere i due nodi: occupazione-scuola fra loro abbastanza legati
  • Occupazione: intervento su tutte le strutture
  • Scuola: riformare contenuti e metodi, legame col mondo del lavoro e società
  • Livello locale:
  • gli studenti sono certamente meno mobilitati
  • ma esiste un notevole malcontento insofferenza
  • è possibile una certa mobilitazione, ma il sindacato deve essere organizzato: non fare cappelli, deve fare azioni più incisive
  • sindacato scuola: occorre un intervento più preciso a fianco degli studenti per modificare la situazione nelle scuole, anche didattica
  • coordinare il lavoro fra sindacati e studenti
  • lotta che stiamo conducendo: appoggio e coordinamento
  • 28 marzo 1977

 

  • Rapporto scuola società
  • Preparazione dei programmi: gli studenti
  • Formazione dello spirito critico
  • Per fare un discorso diretto sulla realtà occorre una base culturale alle spalle
  • Andare a scuola: ma in quale scuola?
  • Pomeriggio lavoro di tipo molto aperto
  • Geografia: problemi sociali e politici
  • Poco contemporanei
  • Scienza in rapporto al mondo del lavoro
  • Nascita della classe operaia e rivoluzione industriale
  • Il Rinascimento
  • Dialetto poesia mondo della cultura
  • Musica cinema e teatro
  • La famiglia e la condizione della donna
  • Fascismo e antifascismo
  • Matematica applicazione pratica
  • Nascita del movimento operaio
  • Salute nella sona
  • Il problema della introduzione nella scuola di un’effettiva cultura scientifica
  • Sperimentazione e inter disciplinarietà in una diversa concezione del processo educativo e conoscitivo
  • Cosa significa oggi il problema della riforma della scuola
  • I giovani di fronte ai problemi della cultura della professionalità e del lavoro
  • Il ruolo degli insegnanti
  • 29 marzo 1977

Collettivo riforma della scuola

 

Talamini

  • La scuola: momento negativo della tua vita ma per il tipo particolare di scuola classe sociale, c’è la possibilità dell’alternativa al pomeriggio
  • Apatia ma non volontà di cambiamento

 

Milo

  • L’apatia c’è anche all’Ipsia quindi le cause sono più remote il malessere.

 

Lucia

  • Repressione (al biennio) divisione degli studenti in base a quanto si studia
  • Democraticità dei professori: si impongono

 

Marina

  • Scarso coinvolgimento degli studenti nella scuola / divisione dei voti riproporrà la divisione nella società

 

Talamini

  • La scuola quale struttura della società che serve a tutto l’apparato
  • Scarso sviluppo spirito critico e iniziativa
  • A chi serve? Scuola di massa
  • Se facciamo una riforma a cosa deve servite?

 

Milo

  • La scuola si cambia con un cambiamento del sistema economico

 

Talamini

  • Si può fare qualcosa facendo emergere il problema della spaccatura fra scuola e società
  • Scuola funzionale alla società in quanto non soddisfa i bisogni dell’individuo
  • Come la scuola può diventare funzionale all’individuo. Cosa vogliono i giovani per realizzarsi
  • Riforma struttura, dei metodi, dei contenuti culturali (collegamenti con l’esterno)

 

Perini

  • partire dalla nostra esperienza scolastica

 

Anna

  • semplice trasmissione di fattori ripetitivi

 

 

Divisione della classe creata dal professore. Impossibilità di ampliamento non legame col professore.

Testimonia non ampliamento

 

Ricerche: cosa sono come avvengono. Semplice raccolta di informazioni

Non si possono fare critiche sul lavoro che viene svolto in classe. Imposizione

 

Strutturazione del lavoro di visione del tempo e della materia

Ruolo del professore non aiuto ma controllo

Preparazione e indirizzo della scuola media inferiore.

Il fattore della manualità

La riforma: ristrutturazione dei rapporti fra scuola e persone

Problema della valutazione come esame del lavoro fatto

30 marzo 1977

 

Scuola – mondo del lavoro

 

  • Lo sbocco della scuola è il lavoro
  • Eliminare l distacco fra intellettuali e operai
  • Entrando il mondo del lavoro a scuola questa diviene centro vero di propulsione
  • Unità studenti – operai nella riforma

 

  • Cultura: creazione sviluppo di una personalità, di uno spirito critico di fronte ai problemi. Analisi critica e autonoma della realtà che ti viene posta davanti

 

  • Ruolo del professore: il fatto di semplice trasmissione e ripetizione non serve
  • Funzione di stimolo – coordinamento
  • Vogliono imporre la loro idea
  • Apprendimento reciproco fra professori e studenti e quindi rifiuto dell’indottrinamento.

 

  • Valutazione: eliminazione diversi ruoli dopo la scuola. Scelta di una scuola e di un lavoro per interesse. Se un lavoro di gruppo interessa, si ha la partecipazione di tutti e tutti collaborano secondo le proprie specificità (l’interesse dipende dal metodo). Salta quindi il concetto tradizionale di valutazione.

 

  • Valutazioni: del punto in cui ci si trova con il lavoro, delle strade percorse.

 

  • Selezione: presuppone una stratificazione sociale in livelli più o meno elevati: portare a pari dignità i ruoli e permettere lo sviluppo delle specificità singole.

31 marzo 1977

 

Il problema del dialetto e delle espressioni di culture subalterne consiste nel permettere comunque l’espressione, la comunicazione, di permettere che il mondo sia dietro ciascuno di noi, che la cultura che noi abbiamo abbia possibilità di espressione e non sia represso in nome di una uniformità culturale che distrugge le culture subalterne. Questo portare a dignità di espressioni culturali minoritarie implica il superamento delle questioni del sottosviluppo culturale economico sociale che relega in una posizione subalterna le espressioni delle classi sottosviluppate.

 

1 aprile 1977

 

Scuola – mondo del lavoro è giusto perché:

  • finita la scuola noi andremo al lavoro
  • ci fa conoscere una serie di rapporti (padroni – operai)
  • movimento operaio è la forza (nuova) che più spinge per un rinnovamento della società (manca l’informazione al biennio)
  • visite alle fabbriche, senza che diventi circo
  • discutere i nostri lavori con gli operai e stabilire un rapporto (confronto) continuo, adesione con le 150 ore
  • diffidenza nei nostri confronti da parte della classe operaia
  • no alla mitizzazione della classe operaia
  • discutere nella scuola la funzione del sindacato, confindustria
  • lavoro manuale deve entrare

 

Rapporto italiano dialetto: dialetto non fatto folkloristico (da reprimere) ma parità di dignità con l’italiano.

Considerata una minorità parlare dialetto.

Insegnare il dialetto.

Rappresentazione di cultura popolare trattare questo forme culturali (es.teatro) ricerca delle tradizioni culturali.

Il bambino delle elementari e il favorimento della espressione.

Espressione in dialetto come momento laboratorio perché espressione di una cultura che si sente propria.

Dialetto deve essere fenomeno culturale che ha prodotto quella lingua.

Recupero dialetto: aspetto psicologico, culturale, socio-politico.

La differenza di esperienza e di esigenze fra quelli che hanno fatto questa esperienza e gli assenti.

La proposta di trovarci al pomeriggio.

2 aprile 1977

 

Mozione conclusiva

 

L’assemblea riunitasi il 2/4/77 dopo 7 giorni di autogestione in cui si è discusso e ricercato sul metodo scientifico, sulla sperimentazione sulla riforma della scuola sulla condizione dei giovani e dopo aver elaborato dei documenti afferma quanto segue:

 

  1. il fatto di questo periodo è stato nel suo complesso una esperienza positiva in cui si è lavorato in modo nuovo e produttivo.
  2. considera molto positiva la partecipazione degli insegnanti al lavoro svolto e riconosce loro un ruolo effettivo nel lavoro scolastico, anzi afferma la necessità di un loro apporto costruttivo.
  3. la necessità che questa non rimanga una esperienza isolata ma si arrivi effettivamente a modificare strutture e contenuti di questa scuola.

 

Propone:

  1. che nelle classi eventualmente riunite a gruppi di classi parallele o in altre forme, si continui il confronto con professori e studenti che non hanno partecipato ai lavori dei gruppi in modo che si avvii concretamente un nuovo modo di studio individuabile nel lavoro di ricerca di gruppo (sperimentato in questi giorni)
  2. si chiede di avere la possibilità di usare i locali scolastici al pomeriggio per discutere problemi riguardanti questi lavori e per un contatto con altre forze sociali e per svolgere altre attività.
  3. chiede altri momenti di verifica al mattino in assemblee o gruppi per programmare attività culturali e per un rapporto nuovo tra gli studenti.
  4. rivela la precarietà dell’attuale luogo o mezzi assembleari per cui chiede al C. di I. di provvedere in merito.
  5. esprime un proprio momento di coordinamento nel C.d.d. cui partecipano rappresentanti designati dalle classi, in riunione aperta a tutti in cui si decidono questioni riguardanti il movimento quando non è possibile la convocazione dell’assemblea.
  6. formula l’esigenza che dal 2 settembre 1977 insegnanti genitori studenti inizino a ritrovarsi affinché si elabori per l’anno scolastico 77/78 un preciso programma scolastico secondo le indicazioni uscite dai lavori di questi giorni.
  7. ???????

 

Mi sto chiedendo se lo stato di alienazione che ha preso alcuni qua, con improvvise serenate alle donne del piano, sia reale stato d’alienazione, oppure non sia un modo per sfuggire alla merda che ci sommerge tutti quanti ormai.

Certo che il mio modo di mettermi di fronte a loro denota un atteggiamento di superiorità che se è determinato dalla mia maggiore comprensione politica della situazione (è tuttavia tutto da analizzare il rapporto tra alienazione incosciente e cosciente) tuttavia denota chiaramente una mia incapacità di superamento, la mancanza di una visione positiva nel fatto del mio stare male, un continuare a dibattersi nella merda e confrontarmi nella merda, se io sono più immerso di un altro tutto questo è porre me stesso al di sopra, al di fuori della situazione, è la mia incapacità di creare reali rapporti (ritenuti impossibili, ma non credo fino ad un certo grado) in quanto come soggetto reale, con tutte le determinazioni e contraddizioni che ho al mio interno, non mi metto mai in discussione.

Il mio stato è quello di riconoscere di essere nella merda e per questa conoscenza mettermi al di sopra degli altri, creare un antagonismo con gli altri e cercare di sentirmi realizzato in questo. Manca cioè completamente una visione positiva, un progetto autentico per uscire da tale situazione. Forse perché ho poche cose in me, forse perché non creo e non cerco di essere me stesso?

Mi sono convinto che i momenti dello stare bene sono solo momenti, parti separate dello scorrere di questa vita di merda. La vita comporta una certa durezza e rigidità, un tempo detta rivoluzionaria. Ma questa durezza, questa rigidità renderebbero assurda la tua vita presente anche se inglobata in un progetto generale. E sono proprio quei momenti separati di vita che ti rendono felice a permetterti di continuare in quanto non funzionino però come una specie di pastiglia contro i dolori, ma in quanto momenti di vita in cui esista una prefigurazione di vita comunista: il comunismo si crea prima di tutto costruendo rapporti fra compagni da compagni rivoluzionari.

Il resto della vita è chiaramente compromesso ma deve essere un compromesso cosciente e non divenire una mistificazione della realtà. Quindi la vita deve essere vissuta sempre quando è possibile in modo rivoluzionario, che è il modo del nostro stare bene, e che al di fuori di questo ogni altro stare bene risulta essere una mistificazione, con la coscienza quindi che la lotta è dura, che non dobbiamo pagare, ma sicuramente questa società ci farà ancora pagare. Quindi eliminiamo sogni, illusioni, mistificazioni, capiamo cosa vuol dire stare bene e quanto stiamo bene perché questo ci aiuta non solo nella lotta quotidiana ma anche nella elaborazione del progetto di trasformazione che deve essere radicale. Non una militanza austera e severa, ma di fronte alla durezza ed inumanità di questa società, diciamo che bisogna indurirsi senza mai perdere la propria tenerezza.

 

La vita dobbiamo viverla tutta e questo significa che ogni momento è vita, che vale solo il presente. La cosa che più ci dovrebbe importare è la conoscenza dell’altro la più alta presenza di te stesso la cui conoscenza è la maggiore conoscenza umana. Rompere, frantumare le catene dei rapporti, creare una nuova ragione, un nuovo vivere per noi e voi per vivere.

Renderci conto del valore unico dell’altro, camminare i nostri sentimenti.

Voler bene a una ragazza è l’espressione di questa comunicazione è impedita da quello che vogliamo farci essere. Si dice che l’impegno corretto è essere noi stessi, questa parola d’ordine è stata assunta un po’ da tutti. Si tenta di far passare per stato di felicità l’essere noi stessi mentre si usa questo di far che noi pensiamo alla nostra realizzazione pensando che vi era sia il più altro……

Invece questo non è nient’altro che rinchiudersi in noi stessi, creare rivalità, non coerenza, perché questi sono i mezzi dati in questa società per la ritenuta realizzazione, la quale grazie alla forza ottenuta diventa il tramite del contatto e contrattazione degli altri.

Essi dimenticano che il reale umano non è più se stesso che vuol dire libero, ma determinato nel suo essere a svilupparsi.

Si viene sempre da dimenticare noi stessi che siamo l’altro eterni: basta rompiamo tutto, creiamo un nuovo pensiero, un nuovo modo di ragionare, esaminare, valutare, siamo diversi tra di noi, creiamo nuovi rapporti che non saranno più rapporti, canteremo canzoni, danzeremo, salteremo: ci vogliamo essere altri, siamo noi con gli altri. Quando amo una persona, le dico ti amo perché è bello, e lei sentirà che è bello e dirà: son contenta, e ci baceremo e ci accarezzeremo e ci vorremo bene. Tutto sarà diverso in questo modo, tutto rovesciato e meglio altro, e allora questa logica diversa non potrà essere digerita con la solita logica.

Creare un nuovo modo di essere, di vivere rovesciare, rompere, amare.

Siamo in tanti siamo soli: ma perchè, porco Dio, deve continuare così? Questo non vuol dire buttarsi contro e basta, allo sbaraglio. Questo vuol dire capire che tutto ormai è una trappola, che tutto è totalizzato, che per uscirne bisogna uscirne radicalmente, rovesciando tutto che vuol dire creare tutto, diverso, con una logica diversa cioè senza logica, suonare, godere, saltare essere felici e quando pensiamo a come sarebbe se si potesse fare tutto ciò, viene la febbre ad immaginare cosa si farebbe come si passerebbe il tempo, perché tutto questo non si riuscirebbe ad immaginarlo.

È anche questo che ci fa capire come siano inquadrati ed uccisi: non abbiamo più fantasia, immaginazione, non riusciamo ad immaginare e vedere cose al di fuori del presente dato.

Sappiamo solo che vogliamo qualcosa che è al di fuori del presente dato, che non fa niente e che far con questo ma tutto ciò lo immaginiamo solo in negativo, come negazione del presente che è brutto, che sa di morte che ci uccide, che ci crea…….

 

Tutto dobbiamo rovesciare, proprio tutto. Tutto quello che ci circonda e che può non permetterci di amare ….che è una cosa che non conosciamo, che troveremo solo con un nuovo modo di pensare, di vivere, con l’abbandonare tutto per prendere tutto, il tutto che ci è negato. Voler bene e baciare nella bocca.

 

 

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